4 mesi. Come tutti i divi si è fatto attendere e, accettando l’offerta record dei Philadelphia Phillies di 330 milioni per 13 anni, ha ottenuto quel che voleva.

Bryce Harper si era rivolto in maniera autoritaria nei confronti del suo agente Scott Boras, che per lui aveva preparato un disegno da più di un decennio. Nessun giochetto nel suo contratto, nessuna clausola. Lui voleva il record sulla cifra totale. Voleva andare in una squadra pronta per vincere. Non solo. Come Boras ha raccontato ai giornalisti all’annuncio dell’accordo, “vuole rimanere in una città, costruire un brand, un’identità. Vuole dire agli altri giocatori di venire a giocare con lui”.

Il ragazzo ha carattere e autostima da vendere e vuole lasciare quel segno che nella capitale, per vari motivi, non è riuscito a imprimere.

Boras, ben noto per non avere i peli sulla lingua (vedansi le fiammate ai danni dei proprietari della MLB e dei sabermetrici), ha dovuto accettare in silenzio. Si è messo alla ricerca di un contratto che era sì prevedibile, ma si è rivelato un processo molto sofferto e tutt’altro che scontato. In effetti impiegare quattro mesi per trovare un contratto soddisfacente a uno dei giocatori più decantati del campionato non è normale. Tuttavia, il mercato del baseball è più razionale del passato. Non butta i soldi alla cieca come accade in altri sport.

La trattativa

Al momento delle trattative, i dirigenti hanno sfidato Boras. Prima con i dubbi sulla salute cagionevole di Harper, il quale, nonostante i suoi 26 anni, ha già avuto problemi alle spalle, alle ginocchia (inizio 2018) e ha avuto qualche altro infortunio fortuito come lo scivolone sul cuscino bagnato di prima base a Nationals Park che gli ha negato un probabile premio di MVP nel 2017 (sarebbe stato il secondo dopo quello vinto meritatamente nel 2015). I baseball nerds gli hanno mostrato in faccia il dato del WAR (Wins Above Replacement), che nel 2018 è stato inferiore di un Corey Dickerson e addirittura del seconda base dei Phillies Cesar Hernandez, e un rendimento difensivo in calo verticale (è stato fra i peggiori difensori della lega nel 2018 con un eclatante -26 nella statistica dei Defensive Runs Saved). E a tutto ciò si potrebbero aggiungere le non entusiasmanti prestazioni ai playoff nel 2016 e nel 2017.

Alla fine, però, è prevalsa la percezione secondo cui Harper ha un talento e una determinazione tale che pensare di ignorarlo per dei freddi numeri sarebbe stato un peccato. Un giocatore con una percentuale di arrivi in base paragonabile ai più grandi come Jimmie Foxx e Mickey Mantle, capace a 22 anni di battere 42 fuoricampo e di vincere il premio di MVP non è un fuoco di paglia.

Tornando agli affari, Harper aveva già chiuso i rapporti con i Nationals, che a fine stagione avevano offerto un (simbolico?) contratto di 10 anni da 300 milioni, che però, tra un differimento e l’altro, sarebbe terminato con un Harper 60enne. Gli Yankees si sono chiamati fuori subito, così come Boston, perché a casa loro gli Harper a Tampa Bay (phillyvoice.com)esterni sono già d’elite, anche in prospettiva. Un’altra rivalità si è animata a pochi giorni dalla chiusura dell’affare. I San Francisco Giants, decisamente a corto di forze fra gli esterni a parte qualche giovane emergente, hanno superato 300 milioni, ma sono stati battuti. L’entourage dei Dodgers con Andrew Friedman e Dave Roberts hanno provato il blitz arrivando perfino ad offrire 43 milioni di dollari all’anno, ma per un contratto più breve.  La sfida tutta in California, però, non ha attirato Las Vegas, perché il vero azzardo Bryce lo voleva giocare a Philadelphia, una città che lui ha sempre apprezzato e nella quale lui ha già battuto 14 fuoricampo da avversario.

Non hanno badato a spese i vertici della franchigia. Tre volte il proprietario dei Phillies John Middleton ha dovuto prendere il jet privato da Philadelphia a Las Vegas per parlare con il giocatore e il suo agente. Hanno piazzato l’ultima zampata, raggiungendo nella mattinata di giovedì l’accordo finale di 330 milioni di dollari per 13 anni, con cui ha superato i 325 milioni dell’estensione di contratto di Stanton con i Marlins.

Il tocco finale della ricostruzione?

Dalla descrizione del paragrafo precedente, Bryce Harper ha scelto Philadelphia per i soldi. Parliamone. Se ipoteticamente quel la decadente Texas avesse offerto 350 milioni di dollari, lui avrebbe accettato? Ho i miei dubbi. Lui ai Phillies ci va per vincere e sa che la sua presenza potrebbe essere essenziale la squadra di Gabe Kapler a riportare il Commissioner’s Trophy nella City of Brotherly Love per la prima volta dal 2008.

Prima di dichiararlo un errore bisogna vedere cosa succederà in campo, ma non si può dire che i Phillies non stiano provando a vincere. L’aggiunta di Harper li proietta fra le favorite di una NL East assai competitiva con i Braves (attesi ancora sul mercato) e i Nationals che hanno aspirazioni importanti, e i Mets che vogliono sorprendere.

Se guardiamo la statistica dei Wins Above Replacement (che, ricordiamo, misura tutte e tre le componenti del gioco) i position players dei Phillies sono stati complessivamente i ultimi in tutta la lega. Sì, anche Orioles e Royals, che hanno chiuso con più di 100 sconfitte nel 2018, sono stati “migliori”. Gli esterni, in particolare, sono stati un problema cronico. Ora, Philadelphia ha aggiunto Bryce Harper e Andrew McCutchen al reparto esterni, rimpiazzando alcuni giovani di belle speranze, ma acerbi come Nick Williams, Roman Quinn e Aaron Altherr. In più sono arrivati Jean Segura e il catcher JT Realmuto, che potrebbe essere il vero jolly dei Phils nell’aspetto che forse adesso in molti trascurano con l’arrivo di Harper, ovvero il parco lanciatori.

Sì, perché se da un lato Harper porta entusiasmo, sponsor e pubblico (dall’annuncio dell’acquisto gli abbonamenti venduti sono schizzati da 200mila a 300mila), c’è anche il problema che una figura autoritaria può portare, cioè il fatto che i Phillies non siano una squadra con all’interno Harper, bensì diventino la squadra di Bryce Harper all'Home Run Derby (sports.yahoo.com)Harper. Il general manager Matt Klentak avrà una grossa responsabilità: completare un puzzle interessante che anche in futuro potrebbe avere essere rifornito di talenti interessanti e allo stesso tempo accontentare la variabile Harper. In questo senso, il manager Gabe Kapler, che si è già contraddistinto l’anno scorso per mosse controverse e anche innovative, dovrà gestire un organico molto differente e avrà un test molto stimolante: gestire la personalità molto forte del talento di Las Vegas.

Di certo l’affare non è improntato solo a quest’anno, anche perché vincere nel 2019 contro una concorrenza ricca e molto agguerrita (una situazione completamente opposta alla American League) è tutt’altro che scontato. L’investimento dei Phillies guarda in ottica futura ed è un piano che potrebbe anche subire variazioni. E, perché no, potrebbe comprendere anche Mike Trout. Harper, infatti, guadagnerà una media di 25.4 milioni di dollari, ben al di sotto della cifra per cui ha firmato pochi giorni fa il collega Nolan Arenado (32.5 milioni di salario all’anno), ma intanto ha la sicurezza che sarà a Philadelphia, sempre e comunque. Non è esclusa da vari insider la possibilità che i Phillies abbiano spazio nel loro budget anche per conquistare Mike Trout, che senza ombra di dubbio è il miglior giocatore della MLB ed è curiosamente tifoso dei Philadelphia Eagles.

Proiezioni e utopie (?) a parte, il dato di fatto è che Bryce Harper, con questo sofferto biglietto di sola andata, ha vinto una “lotta” di 4 mesi con il mercato del baseball. Adesso non esiste più un punto di ritorno. Avrà una pressione non indifferente: non potrà lasciare Philadelphia a mani vuote a fine 2031.

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of this site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive plugin by www.channeldigital.co.uk