Sono quattro i nuovi membri che entreranno nella Hall of Fame quest'anno. E c'è un evento storico perchè per la prima volta nella storia un giocatore è stato votato all'unanimità. Oltre al quartetto seguente, saranno introdotti a Cooperstown anche Lee Smith e Harold Baines, scelti nelle settimane scorse dal Veterans' Committee. La cerimonia d'introduzione avverrà il prossimo 21 luglio.

Mariano Rivera

“He's very simply the greatest who has ever done this job” sono le parole con cui Michael Kay descrisse Mariano Rivera alla sua ultima partita, nel momento in cui iniziò l'inevitabile quanto scontato conto alla rovescia per vedere Mo in quel di Cooperstown.
Il giorno è arrivato, tra gli immortali ci è entrato al primo anno all'unanimità, riscrivendo pure qui la storia del batti e corri: il più grande closer della storia del Gioco è tra i più grandi del Gioco, e lo fa con una carriera lunga quasi vent'anni agli Yankees costellata di 5 World Series vinte, 13 All-Star Game, un MVP della World Series (1999), un MVP della Championship Series (2003) ed un infinita serie di riconoscimenti per il suo ruolo di rilievo, che può essere riassunto nelle 652 salvezze ottenute in carriera, mai nessuno come lui, tutte contraddistinte da una cutter che a buona ragione potrebbe essere ritenuta il miglior singolo lancio di un singolo giocatore.
In carriera vanta una WHIP di 1.00, che diventa di 0.76 se si parla di postseason, dove Mo è stato una macchina da guerra con 42 salvezze, ovviamente record.

Il ragazzo arrivato da Panama che sognava da piccolo di diventare calciatore è stato l'ultimo giocatore a poter indossare il 42 di Jackie Robinson, che non sarebbe potuto finire su spalle migliori prima di essere ritirato per sempre dalla Major League Baseball. 

Roy Halladay

The Doc is in. Questa frase, citazione di uno dei banner, dei cartelloni che lo accompagnavano dagli spalti ad ogni apparizione sul monte, è il modo più semplice e forse più esemplificativo per raccontare l'ingresso di Roy Halladay nella Hall of Fame del baseball al primo anno di presenza sulla scheda della Baseball Writers Association of America. Selezionato al primo turno del draft 1995 dai Toronto Blue Jays, Halladay ha percorso tutti i gradini della scala delle Minors per arrivare all'esordio in Major League il 20 settembre 1998. Dal 1999, nemmeno 22enne, entra stabilmente nel roster dei Blue Jays, migliorando di anno in anno fino alla stagione della sua maturazione nel 2002, quando per la prima volta supera i 200 inning lanciati (239.1) collezionando 19 vittorie a fronte di 7 sconfitte, chiudendo la regular season con una media di punti guadagnati di 2.93. L'anno successivo è quello della consacrazione: all-star per la seconda stagione consecutiva, Halladay raggiunge quota 22 vittorie, sfonda per la prima volta in carriera il muro dei 200 strikeout (204) e per ben 9 volte su 36 lancia una partita completa. Le sue incredibili prestazioni gli valgono un meritatissimo trionfo nel Cy Young Award, premio che vince sfiorando l'unanimità. L'avventura con i Blue Jays prosegue, con la consueta solidità nonostante una squadra non sempre alla sua altezza, fino al termine della stagione 2009 quando  i Blue Jays lo inseriscono in una trade con i Philadelphia Phillies, appena sconfitti dagli Yankees nella World Series ed in cerca di un super partente per andare a caccia del titolo nel 2010. Il primo anno nella National League, a 33 anni compiuti, è probabilmente il migliore della carriera di Halladay che vince il suo secondo Cy Young Award impreziosendo la sua bacheca con il perfect game lanciato il 29 maggio in casa dei Florida Marlins. Con i Phillies, per la prima volta Halladay raggiunge la postseason ed anche in quel contesto riesce a scrivere un pezzo di storia: è il 6 ottobre 2010, il giorno del suo esordio assoluto nei playoff in gara 1 della NLDS a Cincinnati, quando Roy 'Doc' Halladay diventa il secondo pitcher della storia a lanciare una no-hitter in una partita di playoff. Halladay chiuderà la sua carriera nel 2013, con un totale di 203 vittorie, 2749 inning lanciati e 2117 strikeout totali. Per 67 volte (su 390 partenze, oltre il 17% dei casi) ha lanciato dal primo al nono inning. Per 20 di queste 67 volte, i suoi avversari non hanno segnato nemmeno un punto. Roy Halladay è scomparso prematuramente il 7 novembre del 2017, quando l'aereo che stava pilotando si è schiantato nel Golfo del Messico, ma prima di andarsene era riuscito con il suo stile inconfondibile a lasciare una traccia indelebile nel primo decennio degli anni 2000. Ed oggi, meritatamente, diventa immortale con il 85.4% dei voti.

Edgar Martinez

Edgar “Papi” (o se preferite, “Gar”) Martinez entra nella “Hall of Fame” al decimo ed ultimo anno utile nelle indiscusse vesti di più forte Designated Hitter (DH) della storia del Gioco con l'85.4% dei voti. Nel corso dei 18 anni di carriera (tutti trascorsi a Seattle),  Martinez (nato a New York il 2 gennaio del 1962 da genitori portoricani) ha messo insieme numeri di assoluto rilievo: media battuta di .312, 2.247 valide, 309 fuoricampo e 1.261 punti battuti a casa, meritandosi la convocazione in 7 All-Star games, 2 titoli di migliore battitore dell'American League (1992 e 1995) e 5 “Silver Slugger” Award. Gli ultimi quattro Martinez li ha conquistati per il ruolo di DH, cui è stato designato negli ultimi anni di una carriera spesa inizialmente in terza base,  per poi passare in prima. Da ricordare ed incorniciare la sua prestazione nelle American League Divison Series del 1995, cinque gare contro gli Yankees vinte praticamente da solo, con il famosissimo “Walk-off Double” di gara 5 che regalò partita e serie ai Mariners.

Mike Mussina

5 apparizioni all’All Star Game, 7 volte vincitore del Golden Glove, 9 stagioni consecutive (su 18) con più di 200 inning lanciati, 270 vittorie in carriera contro 153 sconfitte e un 82.5 WAR (4.5 in media per stagione). 57 complete game e 23 shutout, 2813 strikeout, WHIP di 1.19. L’elezione alla Hall of Fame di Mike Mussina al sesto tentativo dimostra che non è necessario vincere un Cy Young per essere riconosciuto come un grande lanciatore. Dopo essere strato draftato nel 1990 dai Baltimore Orioles, Mussina fa il suo esordio in MLB nel 1991 e dal 1992 diventerà l’asso della rotazione. Con gli Orioles vince due volte la Eastern Division. Diventa free agent nel 2000 e firmerà un contratto con gli Yankees che diventeranno la sua ultima squadra. In pinstripes, Mussina vincerà due pennant ma non conquisterà mai un anello (2001 ai Diamondbacks, 2003 ai Florida Marlins). Mussina è universalmente riconosciuto tra i migliori lanciatori del gioco e questa elezione è il riconoscimento ad una straordinaria carriera. Non serve un anello, un Cy Young Award, un perfect game o una no-hitter per essere degni di Cooperstown. Il suo nome è apparso in 76.7% delle schede.

Fra gli altri giocatori in corsa, Curt Schilling ha ricevuto il 60.9%, seguito da Roger Clemens (59.5%) e Barry Bonds (59.1), i quali hanno guadagnato poco più del 2% rispetto all'anno passato e hanno ancora tre possibilità per entrare. Larry Walker è il giocatore maggiormente salito con il 54% rispetto al 34% dell'anno passato e guadagna anche Omar Vizquel che tocca il 42.8%. Esce dal ballottaggio Fred McGriff con il 39.8% ma sarà senza dubbio in gara nel Today's Game Era Committee quando sarà eleggibile. Fuori per non aver superato il taglio anche Michael Young, Lance Berkman, Miguel Tejada, Roy Oswalt e Placido Polanco, che hanno ricevuto almeno un voto.

 

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