E' stato un fulmine a ciel sereno quello che ha acceso l'offseason 2018, arrivata ai nastri di partenza come una delle migliori degli ultimi anni per i nomi presenti tra i free agents. Il primo ad indossare una nuova casacca non è stato però Harper, Machado o Keuchel, bensì James Paxton, che tramite trade si è trasferito dai Seattle Mariners ai New York Yankees.

Un'aggiunta di peso all'interno della rotazione per gli Yankees era ampiamente attesa: dopo aver rinnovato per un altro anno ($8M) il veterano mancino C.C. Sabathia la pista più calda sembrava essere quella di Patrick Corbin, ed invece la dirigenza del Bronx ha regalato un colpo a sorpresa, quello di “Big Maple”, che con Corbin condivide l'essere mancino e pochi mesi di età li separano.James Paxton

Paxton arriva a Yankee Stadium con tante certezze ma altrettanti dubbi, gli stessi che hanno accompagnato l'ultimo lanciatore provieniente dalla AL West a vestire la casacca pinstripes – Sonny Gray. Il nativo di Delta, British Columbia, si è conquistato passo dopo passo un ruolo fondamentale nella rotazione dei Mariners, ma si è sempre dimostrato cagionevole di salute non avendo mai completato una stagione intera (in career-high per inning lanciati l'ha stabilito nel 2018 con 160.1 riprese) e soprattutto viene da Safeco Field, uno stadio tradizionalmente favorevole ai pitchers, producendo un HR/9 di 1.21 nell'ultima stagione, raddoppiando le cifre rispetto al 2017.

L'arrivo nel Bronx potrebbe richiedere un po' di tempo per l'adattamento, ma certamente vi sono anche diversi punti positivi: negli ultimi due anni ha ottenuto un record di 23-11, e potrebbe certamente beneficiare ulteriormente del run support fornitogli dal potente attacco degli Yankees, nonostante le diverse visite in infermeria – le ultime per problemi alla schiena – ha lanciato più di 20 partite nelle ultime tre stagioni consecutive ed ha innalzato notevolmente il numero di strikeouts (208 nell'annata appena conclusa, 11.68 K/9) arrivando ad ottenere una xFIP che si aggira intorno al 3 (3.02 nel 2018) e compensa una media ERA di 3.76 che non si confà ad un lanciatore da primi due/tre spot della rotazione in una contender. Imperativo per lui e per gli Yankees ritornare alla forma 2016-17, quando Paxton chiuse le annate con una percentuale di groundballs rispettivamente di 48.1% e 44.9%, strumenti che nel “corto” Yankee Stadium saranno ottime alternative ai K.

Il prezzo pagato per l'autore dell'ultima no-hitter in ordine cronologico (8 maggio vs Blue Jays) non è stato però basso: ad accasarsi nell'Emerald City sono infatti andati tre prospetti, capitanati dal mancino Justus Sheffield, largamento considerato come miglior pitching-prospect della franchigia newyorchese. L'ex-Indians (arrivò agli Yankees nella trade per Andrew Miller) ha già debuttato in Major League per un brevissimo stint settembrino quest'anno (2.2 IP) ed in minor league ha collezionato una media ERA di 2.48 tra AA e AAA con 123 K in 116 frazioni lanciate, dimostrandosi dunque pronto per giocare stabilmente a “livello superiore”.
Insieme al lanciatore classe '96 hanno raggiunto Seattle anche l'esterno Dom Thompson-Williams ed il pitcher destrorso Erik Swanson, entrambi giunti all'istante nella top-15 di prospetti dei Mariners secondo MLB Pipeline.

Il salato prezzo pagato dagli Yankees riguarda anche l'agevole contratto che accompagna Paxton: il canadese rappresentato da Scott Boras infatti ha ancora due anni di arbitrato prima di diventare free agent nel 2021, quindi la mossa della franchigia della Big Apple è un chiaro messaggio di provare a centrare il titolo, dopo due partecipazioni consecutive ai playoff, entro questi due anni, e certamente le frecce nella faretra di Cashman non sono terminate.

Foto: sportingnews.com

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