La lista dei free agent non sarà ufficiale fino alle 23 italiane del prossimo 12 novembre, quando i giocatori che si sono visti sottoporre la Qualifying Offer di 17.9 milioni di dollari dovranno decidere se accettarla oppure se scegliere la tortuosa strada della free agency. Quest'anno, gli atleti che hanno ricevuto questa particolare proposta dalle rispettive franchigie di appartenenza sono stati solamente 7: i lanciatori partenti Patrick Corbin (Diamondbacks), Dallas Keuchel (Astros) e Hyun-jin Ryu (Dodgers), il closer fresco vincitore dell'anello di campione del mondo Craig Kimbrel (Red Sox), il Most Valuable Player della National League 2015 e predestinato Bryce Harper (Nationals), il ricevitore cubano Yasmani Grandal (Dodgers) e l'esterno centro A. J. Pollock (Diamondbacks).

Nessuno di questi, a parte forse A. J. Pollock (che comunque sia resta un giocatore che ha mercato) che potrebbe essere tentato dall'ipotesi di restare un altro anno a Phoenix e provare a rilanciarsi in un ambiente che conosce a pieno, sembra essere destinato ad accettare l'offerta, inserendosi dunque nel mercato dei free agent.

Mercato, quello dei giocatori senza contratto, dal quale a pochi giorni dalla fine della World Series si sono tirati fuori già alcuni giocatori: il veterano Wainwright (Cardinals), il suo ex compagno di squadra Trevor Rosenthal (Nationals) con Eduardo Escobar (Diamondbacks), Brett Gardner (Yankees) e David Freese (Dodgers) sono i primi giocatori ad aver già trovato una sistemazione per il 2019 firmando tutti contratti "team friendly" da un anno a cifre basse con le squadre di appartenenza ad eccezione di Eduardo Escobar, che è sì rimasto con i Dbacks firmando però un triennale da 21 milioni di dollari complessivi, e Trevor Rosenthal, il quale, free agent già durante la stagione 2018, ha salutato definitivamente i Cardinals per provare a rilanciarsi nel bullpen dei Nationals.

A differenza degli ultimi anni, il mercato dei free agent sembra essere destinato ad esplodere in fretta – anche se non prima dell’appuntamento del 12 novembre - vista la ricca presenza di giocatori di qualità. Proviamo ad individuare almeno i migliori venti talenti di questa offseason 2018-2019:

Bryce Harper: È il principe indiscusso di questo mercato. A 26 anni e pochi giorni compiuti (lo scorso 16 ottobre), Harper ha vinto meno di quello che un giocatore dal suo potenziale avrebbe dovuto vincere. E non stiamo parlando solamente della World Series, ma di premi individuali. Dopo il picco massimo avuto nel 2015, dove assieme al titolo MVP si è portato a casa la leadership di sei categorie di battuta (runs, home runs, OBP, SLG, OPS e OPS+) ed un silver slugger award, Harper ha vissuto un calo nel rendimento, anche se nella seconda parte del 2018 è tornato a battere su livelli straordinari. Anche la sua difesa, nella stagione appena conclusa, ha destato qualche preoccupazione con un vistoso declino nel range e nella potenza del braccio.

Dopo aver guadagnato quasi 22 milioni di dollari nel 2018, sembra difficile che un giocatore del suo calibro possa decidere di accettare la Qualifying Offer dei Nationals. Prepariamoci ad un contratto lungo e con tanti zeri con una squadra che finalmente potrà regalargli la possibilità di giocare nella World Series.

Manny Machado: L’ex Orioles e Dodgers è più vecchio di Harper solamente di tre mesi. Terza base formidabile e interbase di nascita, Machado è un quattro volte All-Star che in sette anni di carriera si è piazzato per tre volte tra i primi cinque nella corsa al MVP stagionale in American League. Dopo aver battuto 24 fuoricampo in 96 partite con gli Orioles in questa stagione, Machado è stato ceduto ai Dodgers diventando uno dei protagonisti della rimonta che ha portato i losangelini fino a giocarsi la World Series contro i Red Sox. È stato protagonista anche durante la postseason (in particolare nella NLCS) anche se non sempre con l’accezione positiva. È uno dei talenti più cristallini del nostro sport. Non è escluso che resti ai Dodgers, ma come Harper prepariamoci a vedere cifre esorbitanti.

Craig Kimbrel: Closer più continui, affidabili e costanti di lui se ne contano sulle dita di una mano. Fresco vincitore della World Series con i Red Sox, Kimbrel si presenta alla free agency all’età di 30 anni con nove stagioni sulle spalle, 333 salvezze in carriera (la maggior parte raggiunte in quattro annate con i Braves) e sette convocazioni alla parata delle stelle. Nelle ultime 4 stagioni ha messo strikeout più battitori di tutti (il 40,8% di quelli affrontati), più di Chapman (39,9%), Andrew Miller (39,5%) e Kanley Jansen (37,6%) totalizzando anche la terza miglior differenza tra strikeout e basi su ball dietro i soli Jansen e Miller. È pronto a battere cassa. Difficile che possa diventare il rilievo più pagato della Major League vista la presenza nel mercato dello stesso Andrew Miller assieme a Cody Allen, Brad Brach, Jeurys Familia e David Robertson (per citarne alcuni), ma possibile che riesca ad avvicinarsi alla cifra che ha portato Aroldis Chapman agli Yankees.

Patrick Corbin: Potrebbe risultare nel miglior affare di questa offseason così come potrebbe uscire penalizzato dal buon numero di partenti sul mercato, non solo quello dei free agent. Patrick Corbin ha goduto di un “breakout year” proprio nel momento più indicato, grazie ad un maggior utilizzo dello slider e della curva e ad un comando sulla fastball decisamente migliorato dopo il periodo di assestamento dovuto alla Tommy John surgery alla quale si è sottoposto nel 2014.

Dallas Keuchel: Il vincitore del Cy Young award 2015 è tornato ormai a lanciare su livelli eccelsi. Il mancino, campione del mondo con gli Astros nel 2017, entra per la prima volta nella free agency dopo aver superato a pieni voti un 2018 difficile, dove è stato penalizzato da troppe valide subite. Nonostante questo particolare, Keuchel è stato uno dei lanciatori più efficaci del 2018 e per la prima volta dal 2015 ha anche superato il muro delle 200 riprese lanciate. Punta tutto il suo successo sul controllo dei lanci e sulle groundball, ed è probabile che per l’ultima parte della sua carriera possa decidere questa volta di giocare su un terreno più adatto ai lanciatori.

Yasmani Grandal: Svarioni di postseason a parte, è impossibile trovare ricevitori migliori di lui dietro il piatto. Difficile trovarne di migliori anche in battuta. A 29 anni Grandal è pronto a firmare un contratto ricchissimo per un giocatore del suo ruolo. Bravo nel guidare i lanciatori, eccellente nell’arte del framing, Grandal è dotato anche di un braccio e di una mira invidiabile. Nelle ultime quattro stagioni la sua percentuale di caught stealing è sempre stata superiore alla media della lega mentre in battuta è da considerare il fatto che sa colpire bene sia da destro che da mancino.

Michael Brantley: Dopo i diversi interventi chirurgici a spalla e caviglia che lo hanno costretto a saltare il 2016 e buona parte del 2017, in molti hanno dato Michael Brantley per finito. E invece il tre volte All-Star ed MVP contender nel 2014 ha fatto ricredere tutti confermandosi come il più forte (ed il più sano) degli esterni dei Cleveland Indians. Nella stagione appena conclusa ha battuto 17 fuoricampo con una tripla linea di .309/.364/.468 tornando così sui livelli del 2015, l’ultima stagione realmente buona dell’ex longtime Cleveland Indians. La tribù vorrebbe trattenerlo, ma non così tanto da spendere quasi 18 milioni per una sola stagione di un giocatore che difficilmente verrebbe riproposto ancora nell’esterno sinistro. Il suo futuro potrebbe presto essere la prima base, e l’unico dubbio è sulle sue condizioni fisiche. Se sano, potrebbe ancora togliersi delle soddisfazioni.

Daniel Murphy: Dopo l’intervento al ginocchio effettuato nell’offseason 2017-2018 che gli è costato i primi mesi di stagione, in pochi avrebbero scommesso su di lui soprattutto se consideriamo anche la carta d’identità. E invece Daniel Murphy ha fatto ricredere in molti dimostrando ancora una discreta condizione fisica giocando l’ultima parte di stagione con i Cubs dove ha colpito 6 fuoricampo in 146 apparizioni al piatto restando molto vicino alla sua linea in battuta. Difensivamente parlando, non è mai stato realmente una buona opzione quindi è difficile ipotizzare di rivederlo in National League. Più probabile osservarlo in American League, magari come DH e part-time infielder per squadre votate a proporre sorprese.

Nathan Eovaldi: La sua postseason è ancora sotto gli occhi di tutti. Eovaldi ha ammutolito i suoi ex Yankees e la squadra della sua città (gli Astros), poi si è saputo riciclare in un ottimo setup man mentre la sua gara 3 di World Series brilla ancora per efficacia e tenacia. Eovaldi è rinato da quando i Rays lo hanno ceduto ai Red Sox a metà della scorsa stagione. È ancora giovane per un lanciatore partente (28 anni) ed ha da sempre un enorme potenziale. Ma insieme a questo, e ad una fastball che viaggia a grandi velocità, ha anche un quadro fisico poco sicuro. Il suo passato da due Tommy John potrebbe giocare un ruolo non secondario nelle fasi di contrattazioni.

A. J. Pollock: Non ha avuto la sua migliore stagione. Ad essere onesti ha avuto anche la sua buona dose di sfortuna con gli infortuni, che da potenziale MVP nel 2015 lo hanno relegato a giocatore sempre ottimo ma non più superstar. Resta un ottimo esterno centro difensivo e può usare i 21 fuoricampo colpiti nel 2018 come una leva da non sottovalutare.

Andrew McCutchen: All’ex bucaniere l’aria del Bronx ha fatto decisamente bene. L’ex primo giro dei Pirates al draft 2005 ed MVP National League nel 2013 ha cominciato il 2018 nei Giants ed ha chiuso la stagione negli Yankees, che lo hanno portato a New York per le ultime settimane di campionato. Nel breve periodo da pinstripe “Cutch” non ha sfigurato, anzi. Ha battuto 5 fuoricampo in 25 partite ed in 114 apparizioni al piatto ha ottenuto una media arrivi in base di .421 frutto di una migliorata disciplina al piatto con 22 basi su ball contro altrettanti strikeout. Dato in declino costante dal 2016, a 32 anni appena compiuti l’esterno di Fort Meade potrebbe avere nella bisaccia ancora qualche stagione a buoni livelli per squadre da titolo.

Mike Moustakas: Non sarà un battitore da alta media arrivi in base (cosa che lo penalizzerà e non poco nel mercato), ma il cliente di Scott Boras non è un giocatore da prendere sottogamba. Sa gestire l’hot corner come pochi altri ed è un mancino capace di battere per potenza. Dal 2015 (anno in cui vinse la World Series con i Royals) ad oggi è tra le migliori terze basi per WAR ed è all’ottavo posto per fuoricampo colpiti (secondo tra i mancini). Un “multiyear deal” è alla sua portata, difficilmente però con squadre di alta classifica.

Brian Dozier: Non giriamoci intorno, il suo 2018 è stato da dimenticare. Non per questo però deve essere tagliato fuori. A 31 anni ha ancora molto da dare. In seconda base non è più il miglior guanto in circolazione, ma è una posizione che per lui non ha segreti e nella quale può ancora contribuire molto. Il punto cruciale è recuperare la mazza e questo è ancora possibile.

Hyun-Jin Ryu: Il segreto per Ryu è restare sano, perché ha fatto vedere che quando non ha infortuni a limitarlo, è davvero un lanciatore di grande qualità. Da quando è ai Dodgers ha fatto soltanto partenze ed anche se ha perso praticamente due stagioni intere, ha sempre messo in mostra il proprio potenziale. Il 2018 lo ha chiuso con una ERA di 1.97 ma in 15 partenze e 82.1 riprese. Forse l’età (quando comincerà la nuova stagione avrà già compiuto 32 anni) ed i dubbi sulle sue condizioni fisiche limiteranno un po’ il suo mercato che continuerà ad essere orientato nella National League grazie anche alle sue doti da battitore (4° miglior lanciatore-battitore per wRC+, con 78).

J. A. Happ: La carta d’identità parla chiaro (36 anni da poco compiuti), eppure James Anthony Happ ha ancora molto da dire e per la sua 13esima stagione al sole può puntare ancora a cercare un vantaggioso accordo con una squadra da titolo. Questo diritto glielo conferisce l’esperienza maturata con gli Yankees nella seconda parte del 2018, dove ha vinto 7 delle 11 partenze effettuate concludendo l’esperienza con una ERA di 2.69, ed una stagione dove in generale ha totalizzato 193 strikeout, il massimo di sempre nella sua carriera. Il mancino ex Blue Jays ha qualità da vendere. Così come Keuchel, sa controllare bene i propri lanci e nell’ambiente giusto potrebbe avere ancora molto da dare.

Cody Allen: Fino al 2017 è stato considerato uno dei migliori rilievi presenti nel panorama MLB. Il 2018, invece, è stato disastroso. Dal 2013, ovvero da quando Terry Francona ha preso possesso del timone degli Indians, Allen ha lanciato in media più di 70 partite di regular season l’anno e quindi quasi 70 riprese ogni anno. Ritmi troppo elevati e troppo pesanti che hanno avuto un costo non indifferente sul suo fisico. Sebbene non abbia mai avuto infortuni significativi a gomito e spalla, Allen ha accusato un vistoso decremento di velocità nella fastball ed una perdita di controllo nella knuckle-curve, che usava spesso come lancio finale quando è avanti sul conto. Se dovesse riuscire a recuperare comando nella fastball e controllo nella curva, potrebbe tornare ad essere una superstar nel suo ruolo, ma per il momento dà l’impressione di essere un progetto rischioso.

Andrew Miller: Miller è un rilievo che non ha bisogno di presentazioni. Da quando è stato spostato nel bullpen, ha risollevato la propria carriera grazie ad un “backdoor slider” che lascia(va) in ginocchio i battitori avversari e ad una fastball che nei tempi migliori arrivava a toccare punte anche di 96-97mph. Si è messo in mostra sopratutto nei Red Sox, Orioles e Yankees, poi a metà 2016 è passato agli Indians dove ha toccato forse l’apice della sua carriera lanciando una postseason (MVP della ALCS) straordinaria. Poi i problemi di tendinite al ginocchio sinistro sofferti nel 2017 e nel 2018 gli hanno fatto perdere comando e velocità, cosa che lo ha reso un lanciatore rischioso da mandare sul monte. Entra in free agency nel peggior momento della sua carriera, a quasi 34 anni e dopo numerosi infortuni da non sottovalutare per un lanciatore della sua stazza, ma fino a due anni fa veniva considerato il miglior rilievo al mondo e se dovesse ritrovare salute e serenità non ci sono motivi per i quali non possa tornare ad esserlo.

David Robertson: È un altro dei pezzi da 90 del bullpen. L’ex erede designato di Mariano Rivera ha classe da vendere ed a quasi 34 anni proviene da una stagione soddisfacente nel ricchissimo bullpen dei New York Yankees. L’ultima volta che è stato free agent, Robertson ha firmato per i White Sox un quadriennale da 46 milioni di dollari. Quattro anni dopo non dovrebbe andarci tanto lontano, viste le sue qualità ed i numeri sempre costanti avuti nelle ultime stagioni.

Marwin Gonzalez: Di tuttofare come lui ce n’è sempre un gran bisogno. Non importa dove tu lo metta, Marwin Gonzalez farà sempre una grande figura. Gli utility, o nel suo caso super utility, nel mercato sono sempre i più penalizzati per il fatto che non hanno una posizione precisa. Quindi difficile aspettarsi grandi cifre in questo mercato, soprattuto perché – tralasciando il 2017 – non ha la fama di essere un battitore da All-Star, ma essendo ormai all’apice del peak (30 anni il prossimo marzo) potrebbe avere un lungo seguito di squadre interessate a firmarlo.

Wilson Ramos: Sarà anche già avanti con l’età (31 anni non sono pochi per un ricevitore) e incostante come pochi altri, ma Wilson Ramos non può essere lasciato fuori dalla lista dei migliori free agent del momento. Vuoi perché interpreta alla grande un ruolo principale come quello del catcher, vuoi perché rappresenta una mazza che, quando in forma, è impossibile lasciare fuori. Dopo aver sofferto nel 2015 e nel 2017, e dopo aver perso del tempo ad inizio 2018 in ripresa da un infortunio, Ramos è tornato in perfetta forma giocando per Rays e Phillies e battendo .306/.358/.487 con 15 fuoricampo. Se sano, in difesa ed in battuta nel suo ruolo ha ben pochi rivali.

Da non lasciare in secondo piano anche giocatori come l’MVP American League 2015 Josh Donaldson, i rilievi Jeurys Familia, Zach Britton, Adam Ottavino, Brandon Maurer, Bud Norris, Adam Warren e Justin Wilson, i DH Nelson Cruz, Matt Adams, Carlos Gonzalez ed Evan Gattis, i lanciatori partenti Sabathia, Ervin Santana, Gio Gonzalez, Jaime Garcia, Lance Lynn, Drew Pomeranz e Matt Harvey, gli esterni Lonnie Chisenhall, Jason Heyward, Adam Jones e Jon Jay e gli interni Asdrubal Cabrera, Daniel Descalso, DJ LeMahieu e Jed Lowrie, tutti potenziali elementi importanti per le squadre di vertice.

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