I Nationals scelgono di lottare e completano lo sweep nella mini serie contro i Mets grazie al successo per 5-3, arrivato con un Tommy Milone in stato di grazia. Lottano anche gli A's, che non vogliono fermarsi e dominano i Toronto Blue Jays. A regalare spettacolo e fuochi d'artificio sono poi i due big match di giornata Astros-Mariners e Dodgers-Brewers.

 

Prima base - Washington Nationals vs New York Mets

Il Tommy Milone che non ti aspetti domina i Mets e sconfigge un Noah Syndergaard non ancora al 100%. Grazie anche alle prestazioni di Rendon, Kieboom, Trea Turner ed alle due valide di Bryce Harper, i capitolini vincono la seconda partita consecutiva ed archiviano velocemente la mini serie con i Mets. Non cambia però molto per la classifica, ma è almeno un segnale dato da una squadra che adesso ha dalla sua anche il calendario, con i Cincinnati Reds prossimi avversari per quattro partite. I Nats son partiti forte sin da subito. Passavano infatti in vantaggio già nel primo inning con una rimbalzante di Bryce Harper che accendeva il motorino Turner, protagonista di un first-to-home. Nella parte bassa del terzo i Nationals aggiungevano altri due punti con un fuoricampo di Anthony Rendon, arrivato dopo un leadoff doppio di Turner. Dopo il 3-0, i Nationals sembrano vivere una leggera fase di rilassamento, che porta al 3-1 Mets con fuoricampo di Jose Reyes nella parte alta del quinto. Ma Milone è bravo a mantenere la concentrazione e chiude la sua partita con otto eliminazioni consecutive. Uscito di scena Milone, i Mets tornano a dar fastidio nuovamente con Jose Reyes, che con il suo secondo fuoricampo della partita portava i Mets a distanza minima. Ma questa volta i Nationals non ci stanno e rispondono sfruttando due errori difensivi - il secondo dei quali arrivato con basi piene - ed una volata di sacrificio di Difo che porta i Nationals sul 5-2. A poco serve il fuoricampo di Wilmer Flores contro Kelvin Herrera. Finisce 5-3.

VIDEO: Anthony Rendon porta i Nats sul 3-0 

Seconda base - Oakland A's vs Toronto Blue Jays

Gli Oakland Athletics si dimostrano più forti dei Toronto Blue Jays, vincono con il risultato di 8-3 e pareggiano i Seattle Mariners al secondo posto wild card. A distanziare le due rivali è una percentuale di vittorie solamente dello .001% in favore dei Mariners. Ma gli A's, che hanno vinto 30 delle ultime 40 partite contrariamente ai Mariners che ne hanno perse 20 su 38, si preoccuperanno di questo solamente all'ultima giornata. Ora è il momento di pensare al presente. E lo fanno davvero bene in casa contro i Blue Jays. Manaea fa una grande prova contro il lineup canadese, limitato a quattro valide e due basi su ball in sei inning. I californiani invece si sono dimostrati impeccabili contro Marcus Stroman, tormentato sin da subito e costretto ad un'altra partenza da dimenticare con 11 valide subite in 5+ riprese. Per gli A's Jonathan Lucroy è in grande spovero: l'ex ricevitore di Brewers e Rangers batte a casa i primi due punti della partita nel secondo inning, nel quarto inning batte il 3-0 con un doppio a sinistra e va a punto per il 4-0 su volata di sacrificio di Nick Martini. Nel sesto è ancora protagonista con la terza valida che regala il provvisiorio 5-0 e butta giù Stroman dal monte di lancio. Non va bene però neanche a Danny Barnes, che al primo lancio incassa un doppio da Barreto per il 7-0. I Blue Jays si svegliano tardi, solamente una volta uscito Manaea. Tra settimo e ottavo segnano tre punti con un doppio di Grichuk ed un fuoricampo da due di Martin, ma nell'ultimo attacco gli A's mettono il sigillo alla partita questa volta con fuoricampo di Barreto.

VIDEO: Il big game di Lucroy 

Terza base - Seattle Mariners vs Houston Astros

Dallas Keuchel brilla a Safeco Field mentre Wade LeBlanc questa volta non riesce ad ingannare gli Astros, che godono di un attacco in forma e vincono per 8-3 sfruttando quattro home run, tre dei quali battuti contro il lanciatore partente dei padroni di casa. Dopo un primo inning di studio, l'inizio gara è stato stravolto con cinque punti segnati in totale dalle due squadre. A segnarne di più sono stati gli Astros, che con due eliminati mettevano in crisi LeBlanc con un solo homer di Marwin Gonzalez ed un 2-run homer di Jake Marisnick. Nella parte bassa i marinai reagiscono con i singoli di Romine e Vincej, ma una presa al volo di Marwin Gonzalez su una linea di Dee Gordon regalava agli Astros gli ultimi due out. Keuchel inizia a capire come affrontare gli avversari e gli Astros si accomodano. Nel quarto inning il secondo fuoricampo di Gonzalez porta Houston sul 4-2 mentre un inning più tardi un big inning da quattro punti indirizzava definitivamente la partita verso le mani della squadra di A. J. Hinch. LeBlanc scendeva dal monte dopo aver incassato un singolo da Reddick con due corridori in base mentre Max Stassi completava la dimostrazione di potenza Astros con un fuoricampo da tre punti contro il rilievo Nick Vincent. Un inning prima della sua uscita di scena, un lancio sbagliato da parte di Dallas Keuchel valeva a Nelson Cruz il 26esimo fuoricampo ma niente di più per i Mariners, che sbattono contro lo stesso Keuchel ed il bullpen texano.

VIDEO: Gonzalez, Marisnick e Stassi battono un totale di 4 fuoricampo per gli Astros 

Casa base - Los Angels Dodgers vs Milwaukee Brewers

Brewers e Dodgers regalano spettacolo e continui colpi di scena nella partita finita al primo tiebreak con il successo dei padroni di casa per 6-4 sui Milwaukee Brewers. È stato un debutto decisamente da ricordare per Brian Dozier, meno per Jonathan Schoop che, schierato nella sua posizione abituale, cioè in seconda base, è vittima di uno 0-5 con 3 strikeouts, arrivati dopo essere stato beffato dal suo ex compagno di squadra Manny Machado, autore di una spettacolare giocata sulla rimbalzante in terza del giocatore di Amsterdam. I Brewers passano avanti per primi grazie ai muscoli ed alle gambe di Lorenzo Cain, che batte un "little league homer" colpendo un triplo con rimbalzante nell'esterno destro, ed arrivando a casa sfruttando un tiro impreciso di Dozier. Nel terzo inning è ancora Cain a brillare. Prima batte un doppio, poi, con due outs, va a punto su lancio pazzo direttamente dalla seconda base. Il tiro di Hill viene perso da Yasmany Grandal in zona di foul a destra del piatto di casa base e Cain, capita la situazione, è bravo a non smettere di correre ed arrivare a casa per il 2-0. I Dodgers ci mettono un po' prima di decifrare le traiettorie di Chase Anderson, che ha tra le mani un perfect game dopo le prime quattro riprese. Nel quinto però cambia tutto ed ai Dodgers bastano tre lanci e due giri di mazza per pareggiare. Yasmany Grandal riscatta l'errore precedente e spedisce un lancio di Anderson oltre i materassi dell'esterno destro, mentre Brian Dozier fa lo stesso (cambiando solo direzione) e rimedia all'errore del primo punto Brewers completando il back-to-back, colpendo un fuoricampo alla sua prima partita da Dodger. Trovato il pari, i Dodgers non si accontentano. Nel settimo inning, uscito Anderson per Corbin Burnes, vanno avanti con un singolo di Puig e nello stesso inning, dopo un nuovo cambio sul monte, provano ad allungare con il 4-2 arrivato su bunt di sacrificio di Kike Hernandez. I Brewers però sono duri a morire e nella parte alta dell'ottavo, contro il rilievo Scott Alexander, tornano in partita grazie a Mike Moustakas, che accorcia le distanze con un doppio, e Manny Pina, che pareggia la partita. Nella parte bassa ancora Moustakas protagonista con una giocata che salva il risultato sulla battuta in terza di Chris Taylor a basi piene. Due inning più tardi però nessuno può evitare l'epilogo favorevole ai Dodgers. Kemp arriva in base con un singolo contro Matt Albers mentre Yasmany Grandal conclude la sua giornata al piatto con un altro fuoricampo, il numero 19 in stagione ed il secondo della partita, per il walk-off HR che regala il successo ai losangelini.

VIDEO: Yasmany Grandal batte il primo e l'ultimo punto dei dodgers

Prosegue l'annata no degli Yankees contro i Baltimore Orioles che, privi dei suoi giocatori migliori, capitalizza tutto nel primo terzo di gara, dove segna sette punti contro Sonny Gray e beneficia di una grande prestazione di Alex Cobb, altra storica bestia nera per gli Yankees, che salvano bullpen con una buona partita di Lance Lynn. Oltre agli Yankees perdono anche i Rockies, sconfitti dai Cardinals per 6-3 grazie ad un grande Yadier Molina ed alla spettacolare prestazione del bullpen, che cede un solo punto in 7.1 riprese. Vittoria di misura invece per gli Indians, che vincono 2-0 a Minneapolis con i dominanti Carrasco e Hand, che converte una 5-out save dove subisce una sola valida e concede una base su ball. Tra le grandi vincono anche i Cubs, e con ampio margine, nel delicato scontro diretto con i Pirates. Nel 9-2 che ha incoronato gli orsetti, spiccano Cole Hamels, che debutta con 9 strikeouts in 5 riprese, Willson Contreras ed il terzetto Zobrist, Heyward e Baez.

9/12/2018 (15 partite giocate)
 
Home
 
Visitor
Result
H Hits
V Hits
Winner
Loser
Save
BOXSCORE
 Orioles
 Angels
8-2
10
6
Kevin Gausman (4-6)
Deck McGuire (0-1)
No SV
GAMEDAY
 Blue Jays
 Tigers
1-9
6
13
Jordan Zimmermann (3-0)
J.A. Happ (10-4)
No SV
GAMEDAY
 Rays
 Astros
3-2
8
5
Blake Snell (11-4)
Charlie Morton (10-2)
Sergio Romo
GAMEDAY
 Reds
 Brewers
8-2
10
4
Matt Harvey (4-5)
Freddy Peralta (3-1)
No SV
GAMEDAY
 Marlins
 Mets
2-5
4
5
Steven Matz (4-5)
Dan Straily (3-4)
Jeurys Familia
GAMEDAY
 Phillies
 Nationals
4-3
7
8
Nick Pivetta (5-7)
Justin Miller (5-1)
No SV
GAMEDAY
 Cardinals
 Braves
5-6
7
6
Mike Foltynewicz (6-4)
John Gant (2-3)
A.J. Minter
GAMEDAY
 Cubs
 Twins
11-10
14
16
Jon Lester (11-2)
Lance Lynn (5-7)
Brandon Morrow
GAMEDAY
 Rangers
 White Sox
5-10
11
14
Reynaldo Lopez (4-5)
Cole Hamels (4-7)
Joakim Soria
GAMEDAY
 Athletics
 Indians
3-15
9
20
Mike Clevinger (7-3)
Frankie Montas (4-2)
No SV
GAMEDAY
 Dodgers
 Rockies
6-4
11
9
Daniel Hudson (3-2)
Adam Ottavino (4-2)
Kenley Jansen
GAMEDAY
 Mariners
 Royals
1-0
6
2
James Paxton (8-2)
Brad Keller (2-3)
Edwin Diaz
GAMEDAY
 Padres
 Pirates
5-7
9
9
Kyle Crick (1-1)
Tyson Ross (5-6)
Felipe Vazquez
GAMEDAY
 D-backs
 Giants
6-9
13
16
Cory Gearrin (1-1)
Zack Godley (9-6)
Will Smith
GAMEDAY
 Yankees
 Red Sox
11-1
16
4
Luis Severino (13-2)
David Price (9-6)
No SV
GAMEDAY

Come ogni anno le ultime ore che precedono la non-waiver trade deadline, il cui termine è fissato per questa sera alle 22 ore italiane, sono le più caotiche del mondo MLB. Tutte le squadre con ambizione di postseason si muovono, mentre quelle ormai tagliate fuori da ogni discorso cercano in tutti i modi di agguantare qualche prospetto per poter rilanciare le proprie ambizioni negli anni a venire. Mentre la luna piena sorgeva sopra i cieli italiani i vari managers si sono dati da fare per imbastire le prime trades dell'ultima, decisiva, giornata. Ecco tutte le mosse.

Partiamo con gli Houston Astros che, dopo tanto cercare, hanno finalmente trovato il loro nuovo closer: dai Toronto Blue Jays arriva infatti il 23enne messicano Roberto OsunaRoberto Osuna, che in nemmeno quattro stagioni in terra canadese ha raggiunto quota 109 salvezze nonostante la giovanissima età.
In una sorta di scambio tra closer i Blue Jays ricevono in cambio Ken Giles, che nei suoi due anni e mezzo agli Astros non è mai riuscito ad imporsi ai ritmi che aveva mostrato con la casacca dei Phillies, perdendo progressivamente fiducia da parte del manager Hinch.
Osuna in questo 2018 sta vivendo la stagione più complicata della sua carriera, a causa di una sospensione per violenza domestica (denuncia per la quale sta tutt'ora procedendo l'iter giudiziario) che gli ha permesso di lanciare solamente 15.1 riprese, ottenendo 9 salvezze e subendo 5 punti. Gli Astros potranno averlo a disposizione solamente dal 5 agosto.
Oltre a Giles ai Blue Jays sono andati anche il lanciatore classe '96 Hector Perez, attualmente in AA, e David Paulino, che ha già effettuato un breve stint in Major League le passate stagioni.

I Seattle Mariners si sono mossi sul fronte lanciatori ed hanno acquistato dai Minnesota Twins il mancino veterano Zach Duke, reinventatosi rilievo e a 35 anni ancora piuttosto utile: 37.1 IP, 3.62 ERA, 2.68 FIP, 39-15 K-BB. Al suo posto i Mariners hanno ceduto il lanciatore destrorso Chase De Jong e l'interno di minor league Ryan Costello. Il contratto di Duke fino a fine stagione peserà sui conti dei Mariners $683K.

Un altro arrivo nella Emerald City, questa volta in cambio di $1.25M di bonus per le firme internazionali, è quello del destrorso classe '87 Adam Warren, in forza ai New York Yankees.
Warren in questa stagione ha lanciato 30 inning, subendo 9 punti e accumulando un K-BB ratio di 37-12, in quella che è una delle migliori stagioni della sua carriera.

Per completare una sorta di trade a tre squadre gli Yankees hanno acquistato dai Twins il 31enne destrorso Lance Lynn, vincitore di un titolo nel 2011 e All-Star l'anno seguente. In 20 partenze in questo 2018 ha ottenuto un record di 7-8, 5.10 ERA, 4.72 FIP, 8.79 K/9, 5.45 BB/9 per una fWAR di 0.7. Benché abbia quasi sempre giocato partente, ad eccezione della sua prima stagione tra i professionisti, gli Yankees hanno annunciato che sarà utilizzato prevalentemente nel bullpen.
Nel Minnesota arriva in cambio il prima base 26enne Tyler Austin, che in Major League ha giocato un totale di 85 partite mostrando un'attitudine da correggere verso gli strikeouts (39.6%), e il lanciatore destrorso classe '98 Luis Rijo.

Si muovono anche gli Atlanta Braves, che ottengono Adam Duvall dai Cincinnati Reds in cambio di tre giocatori tutti con esperienza in MLB: i lanciatori Matt Wisler e Lucas Sims insieme all'esterno Preston Tucker.
Duvall, 29 anni, si è messo in luce come slugger, scollinando in due stagioni sopra quota 30 fuoricampo e mantenendo una media di uno strikeout subito ogni tre turni di battuta (27.1%). Nel 2018 sta facendo un po' più fatica, avendo giocato 105 partite con 15 fuoricampo, 61 RBI ed una triple slash line di .205/.286/.399. Il suo arrivo, per via dell'arbitrato a fine stagione, potrebbe garantire un buon rimpiazzo tra gli esterni per i Braves nel caso in cui Nick Markakis dovesse andare via come free agent.

Importante arrivo per i Boston Red Sox, che ottengono il 36enne seconda base Ian Kinsler dai Los Angeles Angels insieme ad una cash consideration di $1.83M in cambio dei lanciatori di minor league William Jerez e Ty Buttrey.
Kinsler, che sarà free agent a fine stagione, risolverà un gravoso problema nella formazione dei Red Sox, ovvero quella posizione lasciata vacante da un infortunato Dustin Pedroia. Quest'anno con gli Angels ha battuto .239/.304/.406, 13 HR, 32 RBI in 91 partite, guadagnando 30 basi su ball e subendo solo 40 strikeouts. Lontano dai tempi d'oro con la casacca dei Rangers, Kinsler potrebbe comunque rivelarsi un importante ingranaggio nel meccanismo perfettamente funzionante di Boston.

Nell'ultima mossa della nottata i Pittsburgh Pirates portano sulle sponde dell'Allegheny il lanciatore destrorso 25enne Keone Kela, in forza ai Texas Rangers.
Il rilievo di origini hawaiane nel 2018 ha lanciato 36.2 riprese, subendo 14 punti, 1.15 WHIP, 44-14 K-BB confermando la sua tendenza ad essere uno strikeout pitcher.
Al suo posto i Rangers ricevono in cambio il mancino Taylor Hearn ed un giocatore non ancora annunciato.

L'attenzione ora si sposta sulle ultime ore di mercato: i nomi più caldi da seguire sono quelli di Chris Archer, Brad Ziegler (molto vicino ai Cubs) e, soprattutto, Bryce Harper.

Foto: spokesman.com

Altro che crisi di mezza età. Altro che vecchia gloria. Stavolta “Big Sexy” ha provato a flirtare con la storia, e per 8 inning sembrava davvero che potesse riuscire a conquistare il cuore della reginetta del ballo; una prestazione a dir poco straordinaria quella di Bartolo Colon contro i campioni del mondo di Houston, con il 44enne dominicano capace di portare un perfect game fino all’ottava ripresa. I sogni di gloria si sono spezzati prima sulla walk concessa a Carlos Correa e poi sul doppio battuto da Reddick, che ha messo fine anche al tentativo di no-hitter. Incredibilmente però, Bartolo non è riuscito nemmeno ad ottenere una win dalla sua strepitosa performance, poiché i Rangers hanno avuto bisogno degli extra inning per piegare gli Astros, trascinati da un mostruoso Justin Verlander.

Colon è stato semplicemente dominante per tutta la gara: fin da subito in fatti il pitcher dei Rangers ha messo in evidente difficoltà lo straordinario lineup dei padroni di casa, accumulando un numero considerevole di strikeout già dalle riprese iniziali. Il primo (e forse unico) rischio corso da Colon è arrivato sulla groundball battuta da Gurriel al quinto, palla che ha richiesto un ottimo doppio intervento da parte di Profar e Guzman, autore di una splendida giocata in prima base.

I Rangers erano già passati in vantaggio al terzo sul fuoricampo di Chirinos, e man mano che scorrevano i minuti l’atmosfera del Minute Maid Park diventava sempre più nervosa ed elettrica. La clamorosa prestazione di Verlander però ha permesso a Houston di restare aggrappata al match, mantenendosi ad un solo punto di distacco dai rivali di Arlington. Come detto, l’ottavo inning ha spento i sogni di gloria di Colon, riaccendendo di colpo gli ‘Stros: la walk di Correa, il doppio di Reddick ed infine il sac fly di Gurriel hanno improvvisamente rimesso in parità la gara, cancellando quanto fatto da Colon nelle riprese precedenti. Il bullpen dei Rangers però è riuscito a bloccare l’assalto di Houston e mantenere in parità la gara, nonostante un nono inning complicato.

Al decimo poi, gli ospiti hanno dato una svolta decisiva alla gara con il solito Chirinos: con Gallo e Guzman in base, il ricevitore di Texas ha battuto un pesantissimo 2-RBI 2B oltre la testa del CF MarisnicK, spingendo i Rangers sul definitivo 3-1. Una no-decision dolcissima quindi per Bartolo Colon, che brilla nel confronto con Verlander e tira fuori dal cilindro una prestazione semplicemente memorabile. 7.2 inning, 1 H, 1 ER, 1 BB e 7 K: non male per un ragazzo che ha debuttato nelle Majors nel 1997. 

(foto di copertina da cbssports.com)

Mentre la stampa sportiva italiana e non solo si interroga su quale sarà il futuro di Cristiano Ronaldo, sempre più a tinte bianconere, negli Stati Uniti è un'altra la superstar con il “mal di pancia” pronta a prendersi i titoli d'apertura dei principali network lasciati vuoti dopo la firma di LeBron James con i Lakers (basket) e di John Tavares con i Maple Leafs (hockey). Stiamo parlando di Manny Machado, la stella dei Baltimore Orioles che quest'oggi compie 26 anni e che sembra sempre più lontano dal Maryland prima della trade deadline.

Il retroscena è piuttosto semplice: attualmente gli Orioles, dopo tre apparizioni ai playoff negli ultimi sei anni, navigano nel fondo della classifica divisionale (sono già 34 le partite di distanza dai Red Sox leader) e con il peggior record dell'intera Major League Baseball, 24-62 (.279).Manny Machado

Postseason ormai ampiamente sfumata ed una situazione di spogliatoio non facile: Machado, alla settima stagione con la casacca dei Birds, ha un contratto di un anno ($16M) in scadenza a fine 2018 ed una debacle come una stagione chiusa con oltre 100 sconfitte non sembra certo essere un buon incentivo per mantenerlo a Baltimore.

Il tre volte All-Star sta vivendo, inoltre, uno dei migliori anni della propria carriera, almeno a livello offensivo: triple slash line di .308/.378/.561, 21 HR, 59 RBI ed un incredibile rapporto BB/K di 50/50 (39 BB e 11 IBB). Predicatore, però, in un assoluto deserto.
In questa stagione però qualcosa è cambiato difensivamente: Machado ha giocato tutte le 85 partite disputate come interbase, suo ruolo naturale fin dagli esordi in Minor League, e nessuna come terza base, ovvero come avevamo imparato a conoscerlo con tanto di Platinum Glove Award nel 2013.

Mettendo insieme tutti questi fattori sembra quindi inevitabile l'addio del ragazzo dominico-americano dalla Charm City, ma la domanda ora è quale possa essere la sua nuova destinazione.

Ad oggi, 6 luglio 2018, non vi è ancora una trattativa in fase avanzata, ma ci sono diverse squadre che si sono mostrate parecchio interessate: su tutte Los Angeles Dodgers, Philadelphia Phillies e Arizona Diamondbacks, con Atlanta Braves e Cleveland Indians ad aspettare alla finestra ma, secondo le voci che si rincorrono negli ultimi giorni, leggermente più indietro delle altre tre.

Secondo le prime indiscrezioni i Dodgers avrebbero fatto una super offerta agli Orioles, probabilmente convinti di rinnovare il contratto con Machado oltre i tre mesi rimasti: fonti vicine alla squadra californiana parlano di Alex Verdugo, Yadier Alverez più in terzo giocatore (probabilmente Dustin May, da tempo seguito dagli O's) in cambio di Machado e un'altra pedina, che potrebbe essere Zach Britton.

Dal canto loro i Phillies, i cui tifosi hanno acclamato il proprio obiettivo di mercato nella serie d'interlega appena conclusasi, hanno annunciato che non sarà presa in considerazione una qualunque proposta che coinvolga Zach Eflin, indiziato numero uno dalla dirigenza degli O's se la propria star dovesse accasarsi sotto la Liberty Bell.

Difficile capire ad oggi quale sarà la meta finale di Manny Machado, quel che è certo è che molto difficilmente tra un mese esatto lo vedremo con la maglia degli Orioles.

Foto: washingtonpost.com

Gli Atlanta Braves vincitori della NL East nell'ultima stagione hanno aggiunto al proprio roster l'MVP del 2015 in American League, ma sarà veramente il colpo giusto per aggiungere un altro tassello ad una stagione da 90 vittorie?

Che Donaldson arriva nella città di 'Gone with the Wind'?

Negli ultimi due anni la superstar del quadriennio 2013-16 che con le casacche di Athletics e Blue Jays aveva saltato appena 19 gare di regular season su 648 totali (97% di presenze) si abbattuta contro la crisi degli -enta, che l'ha visto prendere parte a al 51% delle partite della propria squadra – Blue Jays e Indians negli ultimi due mesi di 2018. Ad affliggere il giocatore, che tra pochi giorni compirà 33 anni, sono stati perlopiù problemi di natura muscolare (polpaccio), ma a Josh Donaldsonpreoccupare realmente per il futuro è stata la diagnosi ottenuta all'inizio di quest'anno della “dead arm syndrome”, potenzialmente limitante per un terza base che – pur senza nessun Golden Glove in bacheca – si è sempre dimostrato una sicurezza all'hot corner, almeno fino al regale 2015. Il suo rendimento difensivo potrebbe essere un fattore determinante: guardare le statistiche del 2018 sarebbe un lavoro pressoché inutile viste le pochissime partite giocate da Donaldson, ma risulta chiaro come già del 2016 – quando per medie offensive poco aveva da invidiare a Mike Trout e Mookie Betts – il lavoro con il guantone aveva già perso molta efficacia rispetto al magistrale anno precedente: appena il 40% di riuscita su giocate considerate con una percentuale di cinquanta/cinquanta sulle possibilità di completare l'eliminazione (57.1% nel 2015), Range Runs quasi dimezzate (da 9.5 a 4.9) e UZR/150 divenuto praticamente un terzo (da 9.2 a 3.6). L'unica soluzione attuabile da un team di National League normalmente sarebbe quella di spostare il terza base in prima, dove Donaldson ha però giocato pochissimo in carriera (18 riprese totali, 2 errori) e si troverebbe di fronte il totem della squadra, fresco vincitore di Golden Glove Award e Wilson Defensive Player of the Year: Freddie Freeman.

E' chiaro dunque che il contratto annuale da $23M (medesima cifra percepita nel 2018) che lo rende il Brave che più guadagnerà nel 2019 Donaldson dovrà guadagnarselo a suon di battute, fase del gioco che mai ha fatto mancare. Per quattro stagioni consecutive sopra i 90 RBI e nelle ultime quattro sopra i .350 di OBP il giocatore di Pensacola, Florida, è sempre stato una sicurezza, con statistiche da slugger “moderno” in un gioco in cui arrivare in base spesso è la fase più importante: 182 fuoricampo in 883 partite giocate, 551 RBI totali ed una triple slash line di .275/.367/.507 che, a differenza delle statistiche difensive, non ha subito un crollo tanto netto nelle ultime annate.
Costantemente sopra l'82% per palline battute in modo da impegnare seriamente le difese avversarie, negli anni Donaldson ha imparato a colpire con frequenza anche in campo opposto, mentre l'unico aspetto leggermente critico è l'aumento di strikeouts subiti negli ultimi anni, che hanno anche peggiorato le sue medie per O-Swing% (percentuale di contatto con lanci fuori dalla zona di stirke, 62.2%) e per Z-Swing% (percentuale di contatti con lanci nella zona di strike, 83.1%).

Quali Braves sono pronti ad accogliere un ex-MVP?

Tutte le incognite che avvolgono la figura di Donaldson si trasformano invece in certezze quando si passa a parlare dell'altro lato della trattativa: gli Atlanta Braves ai nastri di partenza del 2019 sono una squadra giovane guidata in panchina dal MoY 2018 Snitker, in campo dal RoY Acuna Jr. ed il già citato Freeman. Approfittando dello scivolone dei Nationals si sono assicurati il primo titolo divisionale dal 2013 prima di venire eliminati dai Dodgers nella Division Series per 3-1, esattamente come cinque anni fa, ma con più sensazioni positive che altro.

La squadra con la seconda miglior media battuta in National League (.257, dietro di un solo millesimo di punto ai Cubs) e con la terza miglior percentuale di strikeouts (20.6%) ha però sofferto in un particolare, ovvero la voce home runs: nell'anno in cui gli Yankees hanno stabilito il record all-time per fuoricampo battuti in una singola stagione (267) , Atlanta è stata la seconda peggior squadra qualificata ai playoff per long shots (175, peggio di loro solo i Cubs con 167). In tre hanno superato quota 20 (Acuna Jr, Albies e Freeman) e a loro si aggiunge il solo Camargo se si abbassa l'asticella a 15. Troppo pochi anche i soli due nomi con 90+ RBI (Freeman, Markakis) per una squadra con ambizioni da pennant.
Ecco allora il contesto perfetto in cui si può inserire un giocatore che nel 2017 ha colpito 33 fuoricampo in appena 113 partite giocate, e che in totale ha scollinato oltre quota 30 per tre stagioni consecutive (l'unico ad aver raggiunto una quota simile presente nell'attuale lineup dei Braves è Freeman, 34 nel 2016). Un uomo con queste caratteristiche ed uno swing pulito come Donaldson potrebbe essere il giusto mentore per un ragazzo come Austin Riley, buon prospetto offensivo nel ruolo di terza base ma ancora troppo propenso agli strikeouts.
La certezza con cui l'ex-A's e Jays si presenterà allo Spring Training è la concorrenza con il giovane panamense Johan Carmago nell'hot corner: nell'eccezionale stagione difensiva dei Braves Carmago ha ottenuto statistiche sopra la media rispetto allo standard MLB, e ha sorpreso in positivo per le medie offensive: in appena 134 partite in Major League ha eguagliato il numero di fuoricampo battuti in sei anni di Minors (19). Il ragazzo che con Donaldson, oltre che ad una maglia da titolare, condivide (quasi) anche il compleanno e che spegnerà 25 candeline a breve potrà beneficiare della presenza del tre volte All-Star per dare continuità al suo exploit offensivo, nonostante – inevitabitabilmente – avrà a disposizione meno chances nell'arco della stagione.

Gli Atlanta Braves trovano dunque un pezzo mancante del proprio puzzle con un Josh Donaldson che potrà portare – insieme al grande ritorno di Brian McCann – quell'esperienza e potenza che hanno abbandonato la squadra di Snitkel sul più bello. La mossa per aggiugere età ad un dugout esplosivo ma inesperto sembra molto simile a quella effettuata nella stagione 2017 dagli Astros con McCann (che qua ritorna immischiato), Beltran e Verlander (in estate); in questa circostanza l'arrivo è quello di un giocatore capace ancora di dare ancora molto in campo e non ormai sul viale del tramonto come Beltran.
In una piazza serena e florida come Atlanta che gli dà fiducia (ben tramutata sottoforma di milioni di dollari, che la dirigenza può ben permettersi di investire), inoltre, potrebbe trovare gli stimoli giusti per rilanciarsi dopo due anni di infortuni e rilanciarsi, ormai all'alba dei 33 anni, verso nuove prospettive.

Come una talpa in cerca di luce, Tim Lincecum vuole uscire dalla tana e sta tentando un ritorno in MLB. La notizia risale a una settimana fa circa. Adam Ottavino, rilievo dei Colorado Rockies, e Kyle Boddy, responsabile di Driveline, un "laboratorio" che si occupa con metodi innovativi e con l'uso di dati scientifici dello sviluppo dei lanciatori, in particolare della velocità dei propri lanci, hanno pubblicato foto che ritraevano "The Freak" al lavoro.

Lincecum è parso decisamente più robusto e in condizione. Lincecum, vincitore di due premi Cy Young e di due World Series con i San Francisco Giants, non è il tipico lanciatore "spaccatutto", non è un Aroldis Chapman e non è un Noah Syndergaard. Ha fatto della sua varietà, dei suoi cambi di velocità il suo successo. La sua fastball è scesa da una costanza di circa 93 miglia all'ora a 87 nel 2015 e il suo rendimento è sceso considerevolmente. Dal biennio 2008-2009 dei due Cy Young al 2011 collezionò costantemente più di 10 vittorie e un'ERA tra 2.48 e 3.43, poi un pessimo 2012 lo ha relegato nel bullpen, dove però è riuscito a fare la differenza durante la World Series contro i Tigers. Nelle due stagioni successive, Lincecum ha subito sempre più fuoricampo e ha prodotto meno strikeout e meno rimbalzanti. Da asso è diventato un partente come gli altri e le 15 partenze nel 2016, in cui subì 37 punti in 76 inning, seguiti dagli infortuni ai fianchi, suoi indesiderati compagni di viaggio, hanno portato alla chiusura del rapporto con i Giants.

Un'altra squadra della West Coast, i Los Angeles Angels, hanno provato a riesumarlo senza successo. Dopo nove partenze, la sua media ERA era di 9.16. Circa il 40% dei colpi messi in campo dai battitori erano solidi e, come spesso succede, si tramutavano in valide (ne subì 68 in 38 riprese). Nella sua ultima partenza a Seattle (5 agosto 2016), fu colpito duro con sei punti in 3.1 riprese lanciate. Fu spedito nei Minors con biglietto di sola andata. Era ora di rielaborare la propria identità.

Tim Lincecum era diventato famoso anche per il suo caricamento anomalo che gli insegnò suo padre Chris. All'inizio della sua carriera arrivava anche a 94-95 miglia all'ora, nel 2015 chiese di nuovo aiuto al padre, ma il problema è diventato irrisolvibile, perchè il controllo dei lanci era andato deteriorando in maniera massiccia, perchè il caricamento lungo ha consumato i fianchi.

Da molto tempo non si sentono notizie di "The Freak". Un articolo del Mercury News dell'agosto scorso ha messo in evidenza il fatto che, oltre a qualche voce di corridoio, non si sapeva nulla di Lincecum e del suo desiderio di tornare a lanciare. Il fatto era che le firme sui documenti del ritiro non c'erano, quindi il pensiero di salutare prematuramente il baseball (è coetaneo di Max Scherzer, vincitore del Cy Young nel 2017). Così si è rivolto ad uno dei guru in giro per gli States.

Kyle Boddy e i suoi collaboratori a Driveline registrano vari successi nei loro metodi. Trevor Bauer è cresciuto sotto gli ordini di Ron Wolforth al Texas Baseball Ranch e di Boddy per aumentare la sua velocità dei lanci. Dan Straily, pitcher dei Marlins, ha incrementato la velocità e la rotazione della sua fastball ed è diventato silenziosamente l'asso della squadra di Miami. In più l'importanza della curva, altro aspetto su cui Driveline ha lavorato di recente, è al passo coi tempi, visto che nel 2017 l'uso della curva è tornato ad essere molto frequente (per alcuni più frequente della fastball). Non tutti i "prodotti" che hanno lavorato per i due guru sono rientrati con successo, ma con gli aggiustamenti nella fastball e un pizzico di salute in più, Lincecum potrebbe meritare un'opportunità.

Come tanti altri pitcher, il nativo di Seattle sarà destinato ad un minor league contract con la possibilità di far vedere le proprie armi durante Spring Training, ma questo sarebbe un inizio. Rich Hill e Scott Kazmir sono tornati competitivi nonostante la carta d'identità desse motivi di scetticismo. Non sappiamo le sue vere intenzioni, ma nella sua seconda carriera non è da escludere che Lincecum possa essere inserito nelle rotazioni dei rilievi di alcune squadre che hanno bisogno di inning e di esperienza dal proprio parco rilievi (Phillies? Brewers? Giants?). I tifosi dei Giants si innamorarono di lui, del suo stile differente dal primo giorno in cui lo videro lanciare. Un ritorno di fiamma avrebbe dell'incredibile, ma per non farsi abbagliare troppo dai miraggi è meglio tornare con i piedi per terra.

"The Freak" non si è ritirato e fisserà a breve date per un provino. La sua seconda giovinezza non ha una destinazione certa, ma il 2018 potrebbe essere un anno chiave per una carriera, la cui favola è finita molto, troppo presto.

 Fonte foto copertina: mlb.com

 

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